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Rinnova il sostegno alla nostra Pubblicazione “Insieme”.
Il costo che la Parrocchia sostiene per ogni copia è di € 2.40
con un costo annuale per copia di € 14.40. |
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| Editoriale Novembre - Dicembre 2011 |
Angelo Scola
Cardinale di Santa Romana Chiesa
Arcivescovo di Milano
Prot. 3911, Milano 1 Novembre 2011
Decreto di estensione della Comunità Pastorale S. Benedetto
“…con il presente atto decretiamo l’ampliamento del soggetto pastorale denominato Comunità Pastorale “S. Benedetto” così che alle parrocchie iniziali di S. Lorenzo in Sumirago, Santi Pietro e Paolo in Quinzano di Sumirago, S. Vincenzo M. in Menzago di Sumirago, S. Giovanni Evangelista in Caidate di Sumirago,S. Siro in Albusciago di Sumirago, si aggiunga la parrocchia di S. Alessandro in Albizzate, che diverrà la nuova sede della Comunità Pastorale.
Prot. 4090 del 19 novembre 2011
Decreto di nomina Responsabile della Comunità Pastorale
Don Daniele Gandini
Il Nostro saluto nella carità del Signore.
“… ritenendo che la Sua disponibilità ad aderire a questo progetto di pastorale d’insieme e le Sue doti umane e sacerdotali La rendano idoneo a guidare la Comunità Pastorale S. Benedetto, con il presente decreto a decorrere dal 19 Novembre 2011, nominiamo Lei all’ufficio di Responsabile della Comunità Pastorale San Benedetto in Albizzate composta delle sei Parrocchie di S. Alessandro in Albizzate, S. Lorenzo in Sumirago, Santi Pietro e Paolo in Quinzano di Sumirago, S. Vincenzo M. in Menzago di Sumirago, S. Giovanni Evangelista in Caidate di Sumirago, S. Siro in Albusciago di Sumirago.
In tale veste Ella, a norma dei canoni 523, 524 C.I.C. assume anche l’ufficio di Parroco delle sei parrocchie. L’incarico di Responsabile della Comunità Pastorale e parroco ai sensi del can. 522 e della Delibera 5 della CEI avrà durata di nove anni a decorrere dalla data della presa di possesso.
Nell’esercizio di tale compito, Ella collaborerà al ministero Nostro e del presbiterio della Diocesi, promuovendo la più ampia condivisione delle attività e delle scelte pastorali con gli altri presbiteri incaricati e con quanti a diverso titolo potranno essere chiamati a far parte del Direttivo pastorale, avendo cura che tutti i fedeli ricevano l’annuncio della Parola di Dio, celebrino la liturgia del Signore, crescano nella carità e nella sollecitudine verso tutti e vivano in comunione con tutta la Chiesa.
Collaboreranno con Lei in questo compito, Don Danilo Zanoni, Vicario della Comunità Pastorale e i Sacerdoti Don Adelio Pedelli e Don Cesare Villa, Residenti con incarichi pastorali.
La Nostra preghiera accompagni e sostenga il nuovo progetto Pastorale
Firmato : Angelo Card. Scola
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| Editoriale Settembre - Ottobre 2011 |
«Vi scongiuro sosteniamoci lungo questo
cammino».
Termina così la sua prima omelia
da arcivescovo di Milano. Sul pulpito
di un Duomo affollatissimo, il cardinale Angelo
Scola aggiunge a braccio queste parole
che dicono molto sulla necessità di un coinvolgimento
corale di tutta la diocesi accanto
al nuovo pastore.
Un’omelia essenziale, ma densa di indicazioni
su quello che sarà l’episcopato di Scola.
E il nucleo principale della sua riflessione
parte proprio da un grande predecessore
diventato Papa. Scola indica l’esempio di
quello che ha detto e fatto Giovanni Battista
Montini, in particolare con la Missione
di Milano nel 1957, partendo da una
«lucida e profetica diagnosi sullo stato della
vita cristiana nei battezzati.
Scriveva già nel
1934, ben prima di diventare vescovo:
“Cristo è un ignoto, un dimenticato, un
assente in gran parte della cultura contemporanea”.
Nel giovane Montini era
ben chiara una convinzione: un cristianesimo
che non investa tutte le forme di vita
quotidiana degli uomini, cioè che
non diventi cultura, non è più in grado
di comunicarsi.
Da qui il processo che avrebbe
portato inesorabilmente alla separazione
tra la fede e la vita cui il magistero
di Paolo VI fece spesso riferimento e avrebbe
condotto al massiccio abbandono
della pratica cristiana con grave detrimento
per la vita personale e comunitaria della
Chiesa e della società civile».
Da qui il rilancio del messaggio di
quell’esperienza così intensa di “nuovo annuncio”
nella città secolarizzata. «Fin da
ora voglio ripetere a tutti gli abitanti della
diocesi l’invito dell’arcivescovo Montini -
dice Scola – “Se non vi abbiamo compresi
… se non siamo stati capaci di ascoltarvi
come si doveva, [oggi] vi invitiamo:
“Venite ed ascoltate”» (Lettera di
indizione della Missione cittadina).
Tuttavia,
come già fu per la missione montiniana,
questo “Venite ed ascoltate” presuppone
da parte dei cristiani un andare, un rendersi
vicini agli uomini e alle donne in tutti
gli ambiti della loro esistenza. Gesù stesso
poté dire ai due discepoli del Battista che
gli chiedevano di diventare suoi familiari
“Venite e vedrete” (cf. Gv 1,39), perché
con la Sua missione andava verso l’uomo
concreto, per condividerne in tutto la
condizione e il bisogno».
Una fede costruita sulla roccia, con Cristo
al centro, è la scelta che fa «l’uomo saggio»: «Alla conclusione del Discorso del
Monte - continua Scola - Gesù parla delle
beatitudini e contrappone l’ “uomo saggio”
all’“uomo stolto”.
Conviene riflettere
un poco su questi due opposti tipi umani.
La differenza tra loro si gioca tutta su una
questione tanto semplice quanto impegnativa.
Anche noi, sofisticati uomini del terzo
millennio, siamo messi di fronte
all’inevitabile alternativa:
costruisce sulla
roccia “chi ascolta le
parole di Gesù e le
mette in pratica”; mentre
“chi ascolta le parole
ma non le mette
in pratica”, edifica sulla
sabbia. Il primo ha davanti a sé un futurofuturo, il
secondo è inesorabilmente destinato a una
“grande rovina”».
Quale ruolo, dunque, del cristiano?
Intanto
non è «un alienato. Anche se non
è di questo mondo, egli è pienamente
nel mondo. Lo abita lasciandosi abbracciare
da Gesù, «centro del cosmo e
della storia» (Giovanni Paolo II, Redemptor
hominis 1).
Egli edifica in tal modo la
propria casa sulla roccia, sull’amore oggettivo
ed effettivo. Nel dono totale di sé,
reso possibile dalla sequela di Gesù, la vita
fiorisce».«L’uomo saggio che ha costruito
la sua casa sulla roccia tocca con mano
che il seguire questi orientamenti dilata il
cuore - prosegue il Cardinale -. Diviene
così testimone. Per comunicarsi agli
uomini Cristo ha voluto avere bisogno
degli uomini, di testimoni.
Egli
ha deciso di aver bisogno di me, di te,
di ciascuno di noi.
Qui sta la meraviglia
della grazia di Cristo che esalta
l’umana libertà».
Dalle Scritture emergono «tre preziosi
orientamenti per la vita nuova in Cristo:
una tensione indomita a fare il bene ed
evitare il male; la pratica del culto cristiano,
il culto umanamente conveniente
(cf. Rom 12,1-2), che consiste
nell’offerta di sé, autentica esperienza
del bell’amore (cf. Sir 24,18); la decisa
assunzione degli obblighi sociali, attraverso
l’esercizio delle virtù cardinali:
prudenza, giustizia, fortezza e temperanza».
E infine quale ruolo avrà il vescovo?
«Siete convenuti qui oggi, da ogni
parte della nostra
vasta diocesi, per accogliere
il nuovo pastore.
Con semplicità permettetemi
di far mie le parole
della Lettera agli
Ebrei: “Obbedite ai vostri
capi, state loro sottomessi
- queste parole a prima vista
ostiche, se messe a riparo dai nostri limiti,
dicono libertà - perché essi vegliano
su di voi e devono renderne conto,
affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi”
(Seconda Lettura, Eb
13,17-18).
Ho bisogno di voi, di tutti
voi, per poter svolgere nella gioia e
non nel lamento questo gravoso
compito, di cui - ne sono ben consapevole
- dovrò render conto. Per questo
cercherò di far mie le parole che il Santo
Padre ha rivolto a me e ai Vescovi
ausiliari mercoledì scorso consegnandomi
il pallio: “L’Arcivescovo viene da
Milano e tutto il suo cuore sarà per
Milano”». |
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| Editoriale Maggio - Giugno 2011 |
| Non potevamo, in questo mese di maggio 2011, non dedicare il nuovo numero del nostro giornale alla grande figura di Giovanni Paolo II, che nel giorno del grande evento della sua beatificazione ha ridestato chiara la consapevolezza di quanto la sua persona sia stata per tutti noi e per la nostra comunità il volto di Cristo vivente. "Non abbiate paura!","Spalancate le porte a Cristo!"
Chi dimentica l'eco che queste parole hanno lasciato nei nostri cuori? Il I° maggio Piazza San Pietro gremita di quella folla che ha dormito per strada pur di essere lì, vicino a lui, in quel giorno, ci ha fatto ritornare alla mente le folle dei giovani delle GMG e le folle dei popoli, di ogni razza e colore che l'hanno accolto festanti nelle loro terre.
E ancora una volta ci siamo chiesti: ma cosa aveva quell'uomo, per infiammare così i cuori da cambiare la storia? "Totus tuus" era il suo motto.
Era uno che si era affidato completamente a Cristo e a Maria.
E noi abbiamo potuto vedere, abbiamo visto come un singolo uomo, semplicemente forte della sua profonda fede in Dio, possa accendere la storia, e smuoverne i cardini.
Alla fine di un secolo in cui la Chiesa sembrava in declino ha reso chiaro a tutto il mondo che ogni volta che la santità di un cristiano lascia trasparire in sè il volto di Cristo tutto ricomincia; e nuovi figli si infiammano dietro quell'uomo, e lo seguono e la Chiesa continua.
E' l'audacia di un Dio che ha voluto incarnarsi, e che ancora sceglie, per essere tra noi, di passare attraverso la povera faccia di uomini.
Attraverso nuovi carismi, e ordini, e movimenti, che un giorno forse invecchieranno, come vecchi alberi, ma solo per lasciare il posto a una gemma nuova. E forse è sempre andata così, e ogni volta la storia è ricominciata.
Ogni volta che la faccia di un uomo è limpida e fedele abbastanza da lasciar trasparire quell'altro Volto.
Come ci hanno detto le parole di un vecchio romano, ripreso nella piazza: "E' che - diceva - aveva qualcosa nello sguardo, qualcosa che ti afferrava..." Qualcosa cui molti non sanno dare un nome, qualcosa, o meglio, Qualcuno.
E' questo Qualcuno che emerge anche dalle testimonianze che riportiamo in questo numero.
Testimonianze di incontri del passato, ma che hanno lasciato un segno indelebile, e testimonianze di vita presente, perché lo Spirito non smette mai di soffiare, e riesce a compiere grandi cose, se lo si lascia lavorare.
Buona lettura!
La Redazione
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Editoriale Marzo - Aprile 2011 |
Ogni mattina è una giornata intera
che riceviamo dalle Tue mani, o Dio.
Tu ci doni una giornata
da te stesso preparata per noi.
Non vi è nulla di troppo
e nulla di "non abbastanza"
nulla di indifferente, nulla di inutile.
E' un capolavoro di giornata
che viene a chiederci
di essere vissuto.
Noi spesso la guardiamo
come una pagina d'agenda,
segnata da una cifra e da un mese.
La trattiamo alla leggera
come un foglio di carta.
Se potessimo frugare il mondo
e vedere questo giorno elaborarsi
e nascere dal fondo dei secoli,
comprenderemmo il valore
di un solo giorno umano
donato da Te, o Signore.
( M. Delbrel) |
Iniziamo questo numero di " Insieme" con
le parole che Madeleine Delbrel scriveva
nella metà del secolo scorso. Lo facciamo perché ci sembrano quanto mai attuali. Le
vicende che si susseguono in questo inizio
di anno potrebbero davvero portarci
a subire la realtà, facendo di ogni mattina
un inizio di fatiche. Giornate piene di
troppe cose, troppi impegni, troppo lavoro,
troppe tribolazioni, spesso troppo dolore.
Un mondo diviso dalle guerre e dagli
odi reciproci, popoli in fuga dalla fame e
dalla persecuzione, la natura che si abbatte
implacabile.. A volte sembra troppo, e
le tentazioni sono l'indifferenza e l'apatia.
Ci sono momenti in cui ogni sforzo sembra
inutile, niente sembra abbastanza, eppure...
Eppure, come potrete leggere più avanti
dalle parole del Papa, un'altra Quaresima
ci è data, oggi, come occasione di rinnovamento,
un'altra Pasqua di Resurrezione ciè data oggi, in questo 2011, per ricordarci
che la morte e il dolore non sono mai
l'ultima parola, ma che la vita è speranza.
Un'altra primavera a dimostrarci che la
vita è sempre un nuovo inizio, e vale la
pena di essere vissuta. E ancora esempi di
persone, di uomini che ci testimoniano
che vivere è affrontare la realtà con coraggio,
con fede e serietà. Serietà con la
vita che può anche, in situazioni estreme,
portare al dono di sé, come potete leggere
più avanti nelle parole del ministro pakistano
Shabhaz Bhatti,ma che, in ogni
momento e in ogni condizione ci sia dato
da vivere (come ci aiuteranno a comprendere
le testimonianze che potremo ascoltare
nei venerdì di quaresima) è apportatrice
di serenità e di pace. A tutti quindi
un fraterno augurio di vivere questo tempo
in pienezza e.. Buona lettura!
La Redazione |
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